I 44 anni di pittura di Raffaele Tarpani
In mostra fino al 7 gennaio a Perugia presso le Logge di Braccio
PERUGIA- Si chiama, enigmaticamente, “44…”, la mostra inaugurata il 23 dicembre ( aperta fino al 7 gennaio )
in Piazza IV Novembre, presso le Logge di Braccio, in un elegante locale della curia, adiacente alla statua di Papa Giulio II e alla
Cattedrale di S. Lorenzo. La motivazione del titolo si intercetta agevolmente quando si consideri che l’attività del pittore perugino
Raffaele Tarpani si distende, appunto, lungo l’arco cronologico di quarantaquattro anni. Fin da quando, appena adolescente, fu
incoraggiato dal padre dell’aeropittura: quel Gerardo Dottori che è tra le personalità eminenti del futurismo italiano.
E tracce evidenti dell’illustre maestro dovette conservare Tarpani finché, trovata la propria strada, s’incamminò verso i
lidi di una personale cifra stilistica e poetica. Abbandonati, dunque, i sentieri della figurazione, Raffaele Tarpani si cimentò con
l’acceso lirismo del paesaggio umbro, intriso di luce e trasfigurato da una cascata di colore (rossi, gialli, blu, arancio), ai limiti
dell’informale.
Al “vernissage”, il “gotha” della critica regionale, Luciano Lepri, che ha seguito per anni l’artista con stima e amicizia.
Giovanni Zavarella, che ha coordinato gli interventi, non senza cogliere gli aspetti irritali. Mimmo Coletti, che inviava un
suo sapido scritto. Lo storico Franco Bozzi, estimatore del “nuovo corso” estetico e semantico di Tarpani. Franco Venanti
– esponente di punta del neofigurazionismo e notissimo pittore perugino – ha tentato un anomalo ritratto, ironico e affettuoso, del
Tarpani che più ama: quello che lascia intravedere “immagini trasparenti di donne che scompaiono quasi subito alla vista, per gli
abbaglianti riflessi dell’oro sapientemente dosati nelle grandi tele”. Assunta Bortone, presente anche come poetessa, ha parlato di
“insolito e istintivo astrattismo”. Infine, il Presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria, Mauro Tippolotti (che – pochi sanno –
ha alle spalle un’esperienza pittorica mai rinnegata) ha colto analogie tra arte e politica, quando tali attività siano marcate da una
sana passione. Un cenno sul “nuovo corso” della pittura di Tarpani, che mostra una costante ricerca di codici e di temi.
Come Burri, con “cretti” e combustioni, come Fontana coi “tagli”, Tarpani esprime concettualmente con le “crepe” una
visione tormentata dell’esistere. Le sue ultime tele scompongono lo spazio in due impari campiture, divise orizzontalmente da una
“banda” dorata che, in un punto, si squarcia, si dilania, si fende, mettendo in comunicazione le due superfici con scolature di fucsia,
di blu, di verde. È una strada originale – personalmente non ci convince più di tanto – che appartiene ad un pittore in continua
tensione. Tarpani, unico tra gli artisti umbri, è riuscito a creare una scuola e a tenere insieme il Gruppo “éART”, al di là delle rivalità
e degli antagonismi comunemente riscontrabili nel mondo artistico, singolarmente ricco di personaggi autoreferenziali.
Sandro ALLEGRINI
da “Corriere dell’Umbria”
giovedì 28 dicembre 2006
Cultura e Spettacolo
Splendono i colori di Raffaele Tarpani, simboli della vita
-Perugia-
LOGGE DI BRACCIO, di fronte a Palazzo dei Priori. Il bel locale al numero 28, che diverrà l’ingresso del museo del
duomo, ospita fino al 7 gennaio la personale di Raffaele Tarpani, pittore di ottimo sentire e vocazione così precoce che adesso si
considera un autentico veterano. Nell’opposta sala del Grifo e del Leone tenne la sua ultima mostra in città nel ’72, dieci anni prima
esordì con un’estemporanea a fianco della Fontana e quel quadro avvia il percorso estetico di oggi.
Sensibilità estrema del colore, tavolozza da cui rapisce toni alti amalgamati a un’armonia generale, realtà che serve da
stimolo per un’esplorazione battente lungo costellazioni private. È il caso della maniera recente, avviata da cinque mesi, col palpito
della tavolozza, rossi e blu uniti all’oro, scansioni verticali a delimitare il fuoco centrale, l’essenza femminea, sogno e apparizione.
Raffaele è sicuro padrone della tecnica, con lei insegue poesie rarefatte, frasi senza parole, musica priva di spartito.
Racconta una storia infinita, intensa, di umanità, natura e simbolismi. Non per nulla, spesso, è proprio la sua.
Mimmo COLETTI
da “LA NAZIONE”
Venerdì 29 Dicembre 2006
Cultura & Spettacoli Umbria