Parlare dell’opera, ma forse è meglio dire dell’azione artistica di Raffaele Tarpani, da parte di chi come me ne legge
l’espressione da un punto di vista politico e non di mera critica, significa interpretare una vita intensa ed una vera passione.
L’individualismo dell’artista - e spesso la solitudine - nella concezione metafisica di Tarpani assume invece una
funzione alta, direi sociale, quando vive tale condizione legata al confronto, alla condivisione del gruppo e ad una socialità
vissuta generosamente, rappresentate sia dalla costante presenza nel territorio che da quell’intuizione feconda che è il
Gruppo“èART”.
Soltanto questo farebbe di Tarpani un artista degno di attenzione, correndo il rischio di far torto però alla sua vena e
alla sua poeticità.
Invece io credo che il lavoro di Tarpani, inteso come fatica intellettuale e tormentata ricerca, contiene un mondo
complesso di richiami e di sensazioni, e Dottori ne è il primo esempio, che ce lo fanno apprezzare con grande piacere.
Dalle ultime opere, così si può intuire come questo percorso abbia ora assunto un carattere meno acuto e meno
contrastato, per approdare ad una visione organica che, tendendo ad un recupero figurativo, ne rafforza la maturità espressiva
con un cromatismo temperato.
Auguri per un impegno che, continuando su questa via di evoluzione matura - nella tonalità e nel segno - ci farà vivere
certamente delle nuove emozioni.
Mauro TIPPOLOTTI
Perugia – Dicembre 2006