Emidio
De Albentiis
L’ARTE COME VITALE OCCASIONE DI INCONTRO
In una società fortemente gerarchizzata come la nostra, abituata per di più a concedere il suo
riconoscimento solo a chi ha successo e
a chi appartiene alle cerchie che “contano” (sorvolando
troppo spesso sugli effettivi meriti e sull’effettivo valore di quel successo e di quell’appartenenza),
non è affatto agevole, per i tantissimi che vivono abitualmente entro una dimensione di silenziosa
quotidianità e coltivano – sovente con ammirevole disciplina di mestiere – una personale vena
estetico - creativa,
trovare l’occasione per presentare
pubblicamente i risultati della propria ricerca
e
della propria sensibilità: ciò è dovuto,
naturalmente, a numerose cause concomitanti, quali
ad esempio
l’eccesso di offerta visiva proprio del nostro
tempo e l’esistenza, che sarebbe ingenuo e addirittura falso
fingere di ignorare, di differenti livelli qualitativi che
finiscono con l’orientare l’attenzione del
pubblico e
degli stessi addetti ai lavori solo su
un numero relativamente esiguo di artisti e
di operatori.
Ma è appunto per tale stato di cose che, se si ama genuinamente l’arte considerandola
un’irrinunciabile e preziosa forma di libertà spirituale e
intellettuale comunque essa si manifesti, si devono
salutare con favore
tutte quelle iniziative che contribuiscono a far conoscere e a rendere visibili tutte quelle
espressioni creative contemporanee che non appartengono al sistema ufficiale e codificato dell’arte: è
questo certamente il caso della
manifestazione che qui si presenta, animata dal gruppo “èART” coordinato
dal
pittore Raffaele Tarpani, formato da numerosi artisti che amano esprimere la
loro creatività con sincera
passione e con risultati, in non pochi casi, tutt’altro
che disprezzabili.
Se eterogenei sono i linguaggi tecnico-stilistici
adoperati, così come sono diversi i loro percorsi
formativi (alcuni hanno
frequentato gli Istituti d’Arte e le Accademie di Belle Arti, altri si sono
avvicinati alla
pratica artistica da coscienziosi
autodidatti), elemento comune a tutti è il desiderio di instaurare attraverso le
opere un dialogo estetico e spirituale con chiunque sia disposto a soffermarsi
davanti ai vari lavori proposti:
proprio in questo, forse, è da
riconoscere l’aspetto più importante, essendo l’incontro e lo
scambio di idee e
di emozioni fra gli
uomini – quali che siano i mezzi adoperati (fosse anche un
quadro “dilettantesco”) – uno
degli strumenti-guida
per contribuire a costruire un mondo meno aspro e con minori
incomprensioni, in cui
ognuno possa sentirsi davvero
parte viva di una comunità di individui affratellati da un cammino
esistenziale
sostanzialmente analogo per
tutti.
(2003)
EMIDIO
DE ALBENTIIS
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