Giovanni Zavarella
…..Nella tavolozza di Raffaele Tarpani, si può cogliere, per il tramite di un solido impianto
compositivo-esaltato da una felice geometrizzazione – un taglio cromatico esplosivo che si
propone come risultanza effettuale e non casuale, in un contesto di astrazione - sintesi…….
La luce di Tarpani non è strumentale alla figurazione astratta come artificio cerebrale
per confondere o manipolare il percorso pittorico del visitatore….. Questo esito artistico che
potrebbe accontentare tanti pittori trova in Tarpani una inquietudine di ricerca operosa,
indefessa, tormentata, problematica, aggettivata dalla indispensabilità di un superamento
dell’acquisito e dal bisogno di “smarginalizzare” l’assunto entro cui ha, pur sempre, trovato
una originale grammatica e una sintassi di linguaggio pittorico d’indubbia efficacia e di
particolare spessore lirico.
Giovanni Zavarella
INGLESE
Un pittore che non ha un progetto ideale – estetico alla base del suo fare pittura corre il
rischio di essere solo un ottimo “imbianchino”.
E in un epoca di libertà trasgressive e di pseudo valori, sovente chi grida e protesta il
possesso di verità di bellezza e di messaggi universali, senza riserve e umiltà, semina
distrazioni evasive e consistenze effimere che il tempo storico implacabile spazzerà via
impietosamente. Ciò per affermare, non ex – cattedra, che è indispensabile che la
esternazione pittorica in particolare ed artistica in generale, deve contenere uno spaccato
culturale di sostegno che non tradisca la serietà dell’obiettivo e che non riduca gli esiti
creativi in una espressività semplicistica, perché magari comprensibili ad un approccio
elementare che accontenta il tratto radente del superficialismo massificato che esclude dalla
sua indagine la complessività del pianeta uomo, inserito in una galassia dove si compone e si
scompone l’armonia cosmica e si ausculta la pulsazione di una coscienza onesta, mirata alla
metafisica e alla trascendenza.
E la tavolozza di Raffaele Tarpani si può cogliere, per il tramite di un solido impianto
compositivo – esaltato da una felice geometrizzazione – un taglio cromatico esplosivo che si
propone come risultanza effettuale e non casuale, in un contesto di astrazione – sintesi, a cui
non fa difetto una memoria assimilata e personalmente rielaborata della lezione futurista di
Gerardo Dottori, soprattutto negli squarci di luci che sfolgorano il paesaggio, come lame
taglienti che “divisionano” i comparti dell’insieme trasfigurato e l’essenza stessa del colore.
La luce di Tarpani non è strumentale alla figurazione astratta come artificio cerebrale
per confondere o manipolare il percorso pittorico del visitatore; anzi è funzionale
all’astrazione - sintesi laddove lo stesso colore diventa solo contenuto, messaggio di bellezza,
tratto con sapienza culturale ed intellettuale dal disordine della fluttuazione delle forme per
ricomporsi in una unità estetica e in una sorta di terapia psicologica, emotiva e sensoriale
accattivante il pensiero.
Il corpo umano, con predilezione femminile, non è mai erotico e corposo ( bellezza -
terrestricizzante ), ma sempre sottilizzata, sottesa e diafanata in ascensione verticale verso
la ricorrente presenza di globi galattici, come aspirazione metafisica, che seppure indefinita
nella sua concettualità teologale, si pone come tensione ideale di ricerca e di dubbio come
valenza di verità. Eppure questo esito artistico che potrebbe accontentare tanti pittori
trova in Tarpani una inquietudine di ricerca operosa, indefessa, tormentata, problematica,
aggettivata dalla indispensabilità di un superamento dell’acquisito e dal bisogno di
“smarginalizzare” l’assunto entro cui ha, pur sempre, trovato una originale grammatica e una
sintassi di linguaggio pittorico d’indubbia efficacia e di particolare spessore lirico che
esprimono messaggi che dall’interno del sentire di Tarpani incalzano.
Non si creda che la essenzializzazione cromatica di Tarpani che sovente non disdegna i
virtuosismi polimaterici e dell’arte povera, sia l’improvvisazione di un itinerario accidentale; al
contrario è la risultanza di un processo di trent’anni di attività “acharnèe” che, a partire dal
figurativo iniziale giovanile, è approdato, in un processo di perfettibile viaggio dell’arte
contemporanea ad una incendiata sintesi coloristica che ha la proprietà e la bellezza di porsi e
di imporsi per le stesse armonie, per la ricchezza emotiva, sensoriale e cerebrale che inducono
il visitatore ad una seria consapevolezza di trovarsi a fronte di un pittore che vuole e che sa
trasmettere propriamente il messaggio d’amore estetico ch’entro urge lungi da vieti luoghi
comuni e dagli acquietati semplicismi di maniera. Di sicuro il visitatore non si ponga
dirimpettaio del quadro di Tarpani con sufficienza, pressapochismo, faciloneria, come a voler
leggere un aborrito fumetto lacrimevole e stucchevole.
L’arte di Tarpani appartiene alla sfera della ragione, del pensiero, dell’impegno, del
superamento passatista. È pittore del nostro tempo, e del nostro tempo esprime, con pluralità
di mezzi di comunicazione, l’ansia di ricerca non fin a se stessa, ma tesa ad offrire occasioni
e pause di riflessioni sul ruolo che la pittura contemporanea può svolgere per la promozione di
un uomo, per dirlo con le parole di Andrè Gide, che vorrebbe piangere, ma che sente il suo
cuore più arido del deserto.
Un deserto desolato a cui la pittura di Raffaele Tarpani tende ad offrire una risposta di
speranza e di bellezza trasponendo una tempesta di sentimenti a mezzo di contrasti equilibrati e
di luci e di ombre, fatti di accesi colori che ritagliano la vitalità dell’energia congiunta all’uomo
sottinteso in un paesaggio mai gridato se non come indispensabilità di un circuito esistenziale
nell’accensione di un faticoso andare, distinto dall’alba e dal tramonto della vita.
E in questo andare Raffaele Tarpani offre la sua decodificazione di bellezza nella certezza
che se l’uomo seguisse le lusinghe della musa pittura, potrebbe vivere una dimensione di vita,
forse più ideale, che certamente lo allontanerebbe dalle angosce dell’esistere quotidiano.
(1992) Giovanni Zavarella
Da sempre l’uomo ha avvertito l’esigenza di figurare la realtà.
Non solo.
Non di rado ha avvertito l’urgenza di trasfigurare ciò ch’entro urge.
Il suo essere faber è stato sospinto dal bisogno di comunicare ai propri simili il suo sentire
che sottende il progetto dell’uomo artistico. Con la palese idealità di affidare alle memoria
visuale e visiva la sua scansione storica dello spazio e del tempo.
L’uomo di ieri e di oggi, sostenuto dalla ragione fondamentale di “pingo, ergo sum”, ha
attraversato ed attraversa il tempo esistenziale, lasciando le orme del suo cammino creazionale,
imprimendo sulle sue pagine fattuali la propria e altrui bellezza.
Una bellezza che albeggia nelle dinamiche figure rupestri che squarciano le ombre del
silenzio conoscitivo e che alimenta tuttora la curiosità dei contemporanei che arpionano
l’esigenza spalmata nella nostra società di esserci, magari con un articolato pentagramma, con
un intreccio di parole poetiche, con un manufatto scultoreo o con una visualizzazione pittorica.
In questo contesto di promozione dell’uomo espressione - comunicazione trova ragion
d’essere e di fare la pluriennale attività dell’artista Raffaele Tarpani che con spirito di servizio
e generosa maieutica ha tratto e trae dall’indeterminato mondo inespresso di tanti uomini, la
passione e la vocazione alle arti figurative.
L’artista, bastiolo di adozione, con il suo Gruppo “éART” ha ottenuto (ed ottiene)
risultanze di rimando culturale e sociale, e non ultimo di promozione di una moderna estetica
che pressa le coscienze che sono alla ricerca della Verità. Un’estetica che tende a corporeizzare,
in tutti coloro che intercettano il suo insegnamento, un bisogno troppo a lungo seppellito o
inutilmente represso per mancanza di opportunità rivelatrice.
Che trova manifesta evidenza nell’offerta conoscitiva ed esperienziale di tecniche e contenuti
che vengono insegnati con generoso trasporto.
Le occasioni d’incontro del Maestro Tarpani con tanti appassionati cultori della pittura
propongono non solo uno spaccato sociale che conferisce consistenza, significanza e visibilità al
tempo libero, ma anche un utile confronto di esigenze e di risultanze. Aiutando ed aiutandosi a
crescere insieme dentro e fuori il cammino perfettibile dell’estetica. Un cammino su cui si
mettono in marcia in tanti ma con risultanze ovviamente di differente livello.
E non potrebbe essere altrimenti. Molti chiamati pochi gli eletti. Pochi gli artisti, tanti i pittori.
Ma questo è nella logica delle cose.
Ma senza che questo privi di soddisfazione qualcuno. Nessuno si deve sentire demotivato.
Tanto meno mortificato.
Perché coltivare la pittura, “facendola”, suscita in chi umilmente e consapevolmente la
pratica, l’interiore sindrome del piacere.
Un piacere che non conosce prezzo e limitazione. Appartiene all’uomo sensibile.
E un catalogo che si propone di accogliere alcune performance pittoriche di tante voci umbre
e altre non può che essere salutato con simpatia e apprezzamento.
Non solo perché offre una sedimentazione testimoniale di un luogo, di un tempo e di uomini,
ma anche perché dimostra visibilmente, la direzione verso la quale si indirizza la sensibilità
pittorica in Umbria. Questo non è un risultato di poco conto.
(2004) Giovanni Zavarella