Giuseppe Maradei


                        Nella  produzione   pittorica  di  Raffaele  Tarpani   il  paesaggio,  l’urbanistica,  il  contesto  rurale  topico

 

                        dell’Umbria suggeriscono una sorta di geometria  dell’anima  decifrabile e codificabile solo  dal sentimento

 

                        e dalla  sensibilità  attratti  dal  fascino del  mistero e  dai  riverberi delle corde più tenere del cuore, è vero

 

                        che  in  passato le citazioni  futuriste e  l’attualizazione del  messaggio di Gerardo Dottori  hanno avuto un

 

                        certo peso nella formulazione di giudizi scevri da compromessi e condizionamenti nei confronti di Tarpani,

 

                        ma  oggi  più  che mai e  con  autonomia  sincera di  interpretazione,  si  può scorrere  il  tempo artistico e

 

                        dipanare  l’esperienza  al  di  là  di  obbligati  schemi  di  giudizio,  appare, allora, evidente l’incontro tra lo

 

                        spunto e l’appunto in  una sorta  di  neoclassicismo  interiore  originale  e  per  molti  versi,  rivoluzionario.

 

                        E’ quanto  rimane della  vena  futurista originaria  rivisitata  e  trasognata  in  modo  originale e  personale.

 

                        Il  neoclassicismo di Tarpani si  intende non nella sua  accezione accademica e neanche in un  improbabile

 

                        recupero del passato “rivoluzionario” seppure negli  inizi  del  secolo scorso trasgressivo e  dilagante  nella

 

                        sua impudenza ed irruenza.

                        E’ un  ordine preciso interno,  una armonia  interiore  che trovano collocazione  nella  tela e si configurano

 

                        nel  paesaggio, appunto, e nella speranza di  chi coglie  nella natura  il codice  genetico dei  moti dell’animo

 

                        espressi  nelle  geometrie  di fasci  di  luce e di edifici caparbiamente e decisamente  proiettati verso il cielo

 

                        della  metastoria dell’esistenza complessa, affascinante,  imprevedibile,  ma  pur sempre consapevole di un

 

                        destino unificante nelle aspirazioni  percorribili  quotidianamente attraverso l’esperienza storica d’ognuno e,

 

                        in ogni  caso,  difficilmente eludibile se  alle dissonanze della realtà chiediamo conforto e refrigerio al sogno

 

                        non in senso alienante,  ma compagno di  viaggio per dare compimento all’indecifrabile che è  in ognuno di

 

                        noi e  che nessuna ragione è  in  grado di cogliere  l'essenza pura.  Tarpani, allora, è interprete coraggioso e

 

                        suadente di tale condizione umana espressa dai suoi apparenti geometrismi.

                                                                                                                                              Giuseppe MARADEI

                                                                                                                                                                                  INGLESE


                              Al Gruppo "éART"


                        Nel “fanta rei” della memoria l'Arte c'è, si identifica pensiamo al tremolio d'una foglia all'alba accarezzata

 

                        da un vento leggero per la sua eutanasia,  alla goccia di  rugiada che la vorrebbe  baciare  con la  vellutata

 

                        complicità dei primi raggi di sole e lo splendore non è  più possibile perché essa non è - Quando il rossore

 

                        infiammerà  il mare  prima della bruna  brezza serale l'ultimo gabbiano si  tenderà al cielo perché le prime

 

                        stelle  siano  il  suo  cibo,  il  silenzio  sia la  ninna  nanna   per  un  manto  di  sogni  cullati  dal  dondolio

 

                        ammiccante,   suadente  e   deduttiva  dell'acqua  che  è  un  tappeto  d'aromi  nella  notte ammaliante.

 

                        La clessidra del tempo è l'arte quando bussa al cuore e tutto intorno i sentimenti fanno ghiri gori d'accenti

 

                        come le rondini in primavera ricamano il cielo e s'affastellano al nido, il senso dell'esistenza, ma quale?

 

                        Oggi è - L'artista si  oppone al paradosso  con odio  e amore  ed  opera  con  lo sguardo rivolto all'infinito

 

                        e con la sofferenza dell'equilibrio precario tra sogno e  realtà.  Navigatore  senza  porto  ad  ogni  porto si 

 

                        trincera  nella griglia concreta che  precorre  il respiro dell'anima  prigioniera del  luogo,  del tempo e dello

 

                        spazio, dell'io e del tutto.

                        Il microcosmo,catapultato, si concede al macrocosmo che illumina  l'universo e la  sentinella del  mattino:

 

                        “l'artista”;  assiste sbigottita al  miracolo della creazione,  non sua,  ma  da  lui  avvertita con sofferenza e

 

                        stupore e ad altri concessa come viatico esistenziale.

 

                        Nel “fanta rei della memoria” l'arte c'è si identifica la clessidra del tempo: “vale”. Se non ci fosse non

 

                        esisterebbero le foglie del tempo, l'albero. Vale: ad majora ! ! !



                        (2003)                                                                                                            Giuseppe MARADEI

 

 


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